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Come si dice Amore? Il nuovo drama Netflix
Come si dice amore o Can This Love Be Translated? è un drama coreano che tocca temi delicati come la doppia personalità. Un interprete e un’attrice coreani si incontrano per caso in Giappone e qualcosa tra di loro scatta. Ma prima che potessero conoscersi meglio, le loro strade si dividono. L’attrice, mentre gira l’ultima scena del film horror del quale è protagonista, ha un incidente e rimane in coma diversi mesi. Quando si risveglia scopre che Do Ra-mi, la donna zombie che ha interpretato, l’ha resa celebre.
Come si dice amore? L’amore può essere tradotto?
Girato tra Corea del Sud, Giappone, Canada e Italia, la fotografia è lussureggiante senza essere indulgente. Le immagini dei luoghi in questo drama sono meravigliose e fanno sognare. Non è un dramma che si affretta a impressionare o ti travolge con dichiarazioni d’amore nella prima ora. Piuttosto, si sofferma, a volte un po’ troppo a lungo, ma spesso con intenzione, lasciando che le emozioni emergano gradualmente, proprio come le relazioni che descrive.
In sostanza, la serie è incentrata su due persone che hanno un’ottima padronanza delle parole ma sono sorprendentemente goffe con i sentimenti. Kim Seon-ho interpreta Joo Ho-jin, un interprete multilingue che si destreggia tra le lingue con facilità, ma ha difficoltà quando si tratta di onestà emotiva. Al suo fianco c’è Go Youn-jung nel ruolo di Cha Mu-hee, un’attrice che si risveglia improvvisamente famosa dopo un incidente che le ha cambiato la carriera, solo per rendersi conto che il riconoscimento non rende la vita meno complicata.
Il loro primo incontro in Giappone sembra casuale, quasi fugace, ma la serie permette abilmente a quel momento di riecheggiare nel resto della narrazione. Galeotta fu la foto che Cha Mu-hee fece di nascosto a Joo Ho-jin e pubblicò sul suo Instagram.
La doppia personalità
Dopo che Cha Mu-hee si risveglia dal coma, ogni tanto appare in lei una doppia personalità sotto forma della donna zombie da lei interpretata: Do Ra-mi. La protagonista è tutt’altro che la classica celebrità platinata. Infatti è goffa, disordinata e ansiosa. Con evidente sindrome dell’abbandono e un passato traumatico che scopriremo col tempo. Do Ra-Mi ricorda un pochino Mercoledì Addams, quando va in giro con l’ascia e poi fa quel balletto mi fa troppo ridere. In effetti è matta come un cavallo, ma sincera in quello che prova, è la parte celata dei sentimenti della protagonista.
Ciò che rende “Can This Love Be Translated?” avvincente è il suo rifiuto di inquadrare la storia d’amore come un viaggio pulito e lineare. L’attrazione tra Ho-jin e Mu-hee cresce a frammenti: mezze conversazioni, incomprensioni, momenti che quasi diventano confessioni ma si interrompono bruscamente.
Kim Seon-ho conferisce a Ho-jin una delicata compostezza, rendendolo tranquillamente guardabile. La sua interpretazione si basa su pause, sguardi ed esitazioni emotive, piuttosto che su grandi gesti, e funziona magnificamente. Go Youn-jung, invece, bilancia con disinvoltura leggerezza e fragilità. Mu-hee avrebbe potuto essere descritta come l’archetipo di una celebrità patinata, ma è invece disordinata, ansiosa, divertente e profondamente umana.

Non so se ci avete fatto caso, ma anche la luminosità e l’oscurità nelle riprese cambiano quando passiamo da Mu-hee a Do Ra-mi.
Do Ra-mi è uno spasso
Una scelta narrativa di spicco è il modo in cui la serie visualizza il trauma irrisolto di Mu-hee attraverso il suo alter ego, Do Ra-mi, il personaggio zombie che l’ha resa famosa e che ora sembra seguirla ovunque. Il contrasto tra la compostezza esteriore di Mu-hee e il suo caos interiore è uno dei fili conduttori più avvincenti della serie.
Il cast di supporto completa la storia principale senza sopraffarla. Sota Fukushi conferisce calore e sincerità a Hiro Kurosawa, evitando le solite insidie dello stereotipo del secondo protagonista. La sua presenza aggiunge tensione emotiva senza far sprofondare la storia nel melodramma. Le relazioni esterne alla storia d’amore principale, soprattutto quelle più tranquille e concrete, contribuiscono a consolidare la serie e a darle respiro emotivo.
Dal punto di vista visivo, la serie è una delizia. Girata tra Corea del Sud, Giappone, Canada e Italia, la fotografia è sontuosa ma non indulgente. Ogni luogo sembra scelto con cura, non come una cartolina di viaggio ma come un’estensione emotiva degli stati d’animo dei personaggi. L’uso del colore, gialli e arancioni caldi contro blu e grigi più freddi, rispecchia sottilmente il contrasto tra connessione e isolamento. Anche le scene più tranquille sono realizzate con cura, rendendo la serie sempre piacevole da guardare.

Le location sono da rimanere a bocca aperta, soprattutto il Canada con l’Aurora Boreale e i suoi paesaggi meravigliosi.
Come si dice Amore è un drama carino
Volendogli dare un voto tra 1 e 5, direi che 4 stelle le merita tutte. Anche se poteva essere sviluppato meglio in certi frangenti. E la chimica tra i protagonisti c’è nella seconda personalità di Mu-hee ma non nella sua personalità principale, dove tutto appare un pochino troppo forzato.
Il ritmo vacilla in alcuni punti, in particolare nella parte centrale, dove la narrazione sembra accontentarsi di restare un po’ troppo a lungo sugli stessi ritmi emotivi. Alcuni momenti si protraggono oltre il loro impatto, mettendo alla prova la pazienza anziché approfondire la comprensione. Mentre questo approccio lento piacerà agli spettatori che amano l’immersione emotiva, altri potrebbero ritrovarsi a desiderare che la storia proceda in modo più deciso.
Eppure, quando ” Can This Love Be Translated?” funziona, funziona davvero. La sua forza risiede nella sincerità, nel modo in cui tratta l’incomprensione non come un ostacolo alla trama da risolvere, ma come una parte inevitabile dell’intimità. La serie dimostra che l’amore non consiste sempre nel trovare le parole giuste, ma nel restare presenti abbastanza a lungo da capire cosa significa l’altra persona. Quando arrivano gli episodi finali, la serie non sembra più cercare di stupire.


