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La storia di come Lego ha evitato il fallimento

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Lego

Oggi Lego appare come una delle aziende più forti e di successo del mondo, ma c’è stato un tempo in cui era sull’orlo del fallimento. Ecco la storia di come Lego ha evitato il fallimento.

Lego oggi

Oggi l’azienda danese è l’azienda produttrice di giocattoli più grande e redditizia del mondo. Nel 1999 l’iconico mattoncino è stato dichiarato “giocattolo del secolo”, mentre nel 2014 il Time lo ha dichiarato “il giocattolo più influente di tutti i tempi”, superando Barbie.

Eppure proprio tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000, mentre il mattoncino veniva dichiarato il giocattolo del secolo, l’azienda si trovava sull’orlo del fallimento.

A un passo dal fallimento

All’inizio del 2000 Lego aveva 800 milioni di dollari di debiti e perdeva circa un milione di dollari al giorno. Ancora poche settimane e non avrebbe potuto fare altro che dichiarare fallimento.

Lego

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Eppure negli anni ’90, appena pochi anni prima, l’azienda dominava il settore dei giochi per bambini. Tutti amavano l’iconico mattoncino, i bambini ne erano ossessionati e l’azienda sembrava non sbagliare un colpo.

Forse il problema fu proprio quello: l’azienda si montò la testa. Tutti i bambini la amavano e invece di mantenere il focus su ciò che l’aveva resa così celebre, ovvero il mattoncino, lo spostò altrove. Nacquero vestiti, orologi, programmi tv, parchi a tema, ma tutto ciò era troppo e troppo tutto insieme.

L’azienda aveva spostato l’attenzione su altro e nel frattempo le vendite del mattoncino iniziarono a crollare a picco.

Nel 2003 sembrava non esserci più altra soluzione che dichiarare fallimento.

Jorgen Vig Knudstorp

Proprio quando sembrava non esserci più speranza a sorpresa arrivò un nuovo CEO: l’allora trentacinquenne Jorgen Vig Knudstorp.

Knudstorp iniziò a individuare i primi problemi: ovviamente c’era troppo… di tutto. L’azienda produceva oltre 7000 pezzi diversi, tra mattoncini, accessori e mini figure. Decisamente troppo. Taglio tutto, meno mattoncini, più focus. La base stessa del “less is more”, mai come in questo caso meglio utilizzata.

Un altro problema fondamentale era quello dell’ascolto: bisognava ascoltare la community e capire cosa volevano. E così l’azienda scopri una cosa che fino a quel momento aveva ignorato: il suo pubblico non era composto solamente da bambini, ma anche da tanti, tantissimi fan adulti.

I fan adulti

Per anni l’azienda ignorò i fan adulti, quasi come a volerli far scomparire. La vecchia gestione, infatti, pensava che fosse quasi un’offesa questa ossessione di molti adulti verso i mattoncini. Quello doveva essere un gioco da bambini e i fan adulti erano “da tenere nascosti”.

Lego

Lego

Niente di più sbagliato. Quando si capì l’errore e si iniziò a prestare attenzione anche ai fan adulti la situazione iniziò davvero a cambiare. Sulle scatole non veniva più scritto dai 7 ai 12 anni, ma i set iniziarono ad abbracciare tutte le fasce d’età.

Furono realizzati mattoncini più grandi e facilmente maneggiabili, destinati ai bambini più piccoli, ma anche set estremamente grandi e complessi, destinati a un pubblico adulto.

Le collaborazioni Lego

Un’altra svolta fondamentale arrivò quando Lego capì che non poteva farcela da sola. E allora si pose la domanda: cos’altro amano i miei fan oltre alle costruzioni?

E da quel momento iniziarono le prime collaborazioni. Le collaborazioni furono strette con i brand più di moda in quel momento: Star Wars, Harry Potter.

I set non erano più semplici costruzioni, ma essi raccontavano delle vere e proprie storie. Le vendite esplosero, riportando l’azienda ai massimi storici. Solamente la sezione Lego fece crescere i ricavi del 35%.

L’azienda tornò a focalizzarsi su ciò che l’aveva resa celebre: il mattoncino. I suoi set tornarono a essere belli, studiati e a raccontare storie bellissime da vivere.

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