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The Velvet Sundown: la band creata dall’AI

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The Velvet Sundown

The Velvet Sundown hanno spopolato su Spotify, arrivando a pubblicare due album in appena due settimane e registrando 400.000 ascoltatori al mese. Sono una band psych-rock, ma una particolarità che non può passare inosservata: non esistono! La band, infatti, è stata completamente creata dall’AI.

The Velvet Sundown: la band apparsa dal nulla su Spotify

Spotify è una piattaforma che permette agli artisti emergenti di uscire e di farsi notare. Non è una novità che qualcuno spunti fuori dal nulla registrando numeri da rock star. Non è per questo, quindi, che i The Velvet Sundown sono stati notati.

The Velvet Sundown

The Velvet Sundown

Certo i loro numeri sono senza dubbio da capogiro. Potrebbe davvero una band umana riuscire a pubblicare due album nel giro di appena un paio di settimane? Beh in realtà potrebbe, se ha dei lavori chiusi nel cassetto e ancora inediti, ma quel che ha fatto questa band fantasma è comunque incredibile.

La band appare anche “fisicamente”. I loro volti sono sulle copertine degli album e i loro nomi sono stati resi noti, ma sono completamente inventati, e non inventati da un genio del fake, ma niente di meno che dall’intelligenza artificiale.

Sono quattro bei volti, che sembrano usciti da un festival musicale degli anni ’80, con look e capigliature che ricordano i tempi d’oro del rock. Si chiamano (o perlomeno questi sono i nomi che l’AI ha creato per loro) Gabe Farrow, Lennie West, Milo Rains e Orion “Rio” Del Mar.

L’intelligenza artificiale non ha creato solamente i loro volti e i loro nomi, ma anche i loro testi, le voci, i brani, le copertine dei dischi e addirittura le interviste.

E, incredibilmente, questa band che non esiste, ha scalato le vette di Spotify, superando il milione di ascoltatori e ottenendo una posizione all’interno delle playlist più ascoltate al mondo, del genere “chill”, “indie morning” e “coffeehouse rock”.

Spotify non blocca i contenuti AI

La band appare sui social network, con una pagina Instagram che, ad occhio, si vede creata da pochi giorni. I loro album non si trovano solamente su Spotify, ma anche su Apple Music, Amazon Music e Deezer, anche se è proprio su Spotify che, come tanti artisti in carne e ossa, hanno trovato il successo.

D’altronde Spotify non blocca i contenuti generati con l’intelligenza artificiale e nemmeno è intenzionato a farlo.

In realtà, la piattaforma ne è piena di contenuti creati con l’AI, di contenuti prodotti in case discografiche e firmati da artisti inesistenti, ma l’intelligenza artificiale sta diventando sempre più brava e forse è il caso di incominciare a farsi una domanda e capire se è il caso di porre un freno a tutto ciò. Può andare anche bene un contenuto creato da artisti inesistenti, ma un’intera band, con volti, interviste e storytelling fittizie? Inoltre, create così bene da riuscire a ingannare anche chi pensava di non poterci cascare.

Ma chi c’è dietro i The Velvet Sundown?

Ma gli autori che si nascondono dietro questo progetto non volevano imbrogliare nessuno. Anzi, sono stati sinceri, denunciando pubblicamente la paternità del progetto.

The Velvet Sundown

The Velvet Sundown

Gli autori vogliono stimolare il dibattito in merito a quello che sta obiettivamente diventando un problema, incentivando discussioni riguardo i diritti, l’identità e il futuro della creatività musicale.

Non è un trucco, è uno specchio. Una provocazione artistica continua, pensata per sfidare i confini dell’autorialità, dell’identità e il futuro della musica stessa nell’era dell’intelligenza artificiale”, dichiarano loro stessi su Spotify.

Eppure non si può bloccare il progresso, si può pensare piuttosto a regolamentarlo, mettendo dei confini e dei freni. Non si dovrebbe pensare a un futuro dove se ci sono artisti digitali non possono essercene di umani, o viceversa, ma piuttosto a un futuro ibrido, dove i due mondi riescono a convivere armoniosamente.

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