Politica
Cambia l’Inno nazionale
Tutti conosciamo l’inno nazionale, il “Canto degli Italiani”, meglio conosciuto come Inno di Mameli (o quanto meno tutti dovremo conoscerlo). Ma sapete che recentemente il nostro Inno ha subito delle modifiche? Non si tratta di niente di eclatante, ma è comunque importante saperlo e, soprattutto, capire il perché di questa decisione.
La storia dell’Inno nazionale
Il nostro Inno nazionale italiano, il cui nome ufficiale è “Il canto degli italiani”, viene spesso identificato con nomi diversi: Inno di Mameli, Inno d’Italia, Canto Nazionale, Fratelli d’Italia.

Inno nazionale
L’Inno è stato scritto da Goffredo Mameli nel 1847 e musicato da Michele Novaro. Sebbene divenne subito molto popolare, l’Inno di Mameli non fu l’Inno adottato ufficialmente dopo l’Unità d’Italia nel 1861.
Inizialmente venne adottato il brano ufficiale di Casa Savoia, la Marcia Reale. L’Inno di Mameli era chiaramente repubblicano, ma l’Italia era destinata a diventare Repubblica solamente dopo la Seconda Guerra Mondiale. E fu proprio quando gli italiani, finalmente, votarono per la Repubblica, che l’Inno di Mameli fu adottato dalla Repubblica Italiana.
Ma, sebbene l’Inno viene utilizzato da allora, esso ha ottenuto lo status di Inno nazionale de iure solamente il 4 dicembre del 2017!
Cosa cambia?
In queste ultime settimane ci è giunta la notizia che il nostro Inno nazionale ha subito dei cambiamenti. Ma non ci allarmiamo, non si tratta di cambiamenti radicali.
L’unica cosa che è stata cambiata è il “Sì!” finale, il quale è stato semplicemente eliminato dal testo. Forse non si tratta di un cambiamento drastico, eppure quel “Si!” era fortemente sentito dalla maggior parte degli italiani.
Nella maggior parte delle celebrazioni, la maggior parte delle persone non poteva fare a meno di urlarlo quel “Sì!”, come se urlando si urlasse anche tutto quel senso di appartenenza e tutto l’amore che si riserba al proprio paese.
Perché è stato cambiato l’Inno nazionale?
Se quel “Sì!” era così tanto amato dalla maggior parte degli italiani, perché allora si è scelto di eliminarlo? In realtà questa modifica altro non è che un ritorno alle origini.

Inno nazionale
Il testo originale, quello scritto da Goffredo Mameli nel 1847, non presentava il Sì. Ma la questione ha portato ad accessi dibattiti. Non è stato facile, infatti, trovare la paternità di quel Sì.
Consultando il manoscritto originale di Goffredo Mameli non si legge il Sì, il quale è totalmente assente. Esso è, invece, presente nello spartito musicale di Michele Novaro. Per questa ragione si è giunti alla conclusione che il Sì è stato adottato per dare al testo un’interpretazione musicale.
Dopo accesi dibattiti ha vinto la versione purista, ovvero quella scritta da Mameli e quindi addio al “Sì!”.
Il Decreto Presidenziale
Per cancellare il Sì, il quale era stato scritto nel testo ufficiale, è stato necessario ricorrere a un Decreto Presidenziale.
Il Decreto del Presidente della Repubblica ha sancito la modifica, su proposta del Governo, lo scorso Maggio 2025. Successivamente, nel dicembre del 2025, lo Stato Maggiore della Difesa ha attuato tale modifiche.
Cosa succederà ora?
Dobbiamo dire per sempre addio al nostro “Sì!” amato e urlato con tanta foga, dopo che in esso abbiamo riposto tutta la nostra italianità? Non proprio, o meglio non sempre.
Le nuove disposizioni saranno seguite dalle esecuzioni militari e cerimoniali. Nelle esecuzioni sportive e in altre occasioni non ufficiali e governative, invece, si potrà continuare a utilizzare la versione usata fino ad ora.
