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Politica

Crisi di Ceuta: il riassunto completo per capire cosa sta succedendo

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Cosa sta succedendo a Ceuta

L’esplosione della crisi

Durante gli ultimi giorni di luglio, l’enclave spagnola di Ceuta è stata travolta da una gravissima emergenza umanitaria e securitaria. In sole 48 ore, secondo stime di fonti ministeriali, almeno 60.000 migranti avrebbero varcato la frontiera dal territorio marocchino. Si tratta di una cifra enorme, pari a oltre la metà dell’intera popolazione della città autonoma, che conta circa 85.000 abitanti. Tra chi è riuscito a entrare figurano almeno 7.000 minori, la cui tutela legale ed assistenziale spetta ora alle autorità locali, ormai allo stremo.

Migliaia di persone hanno poi continuato a radunarsi lungo il confine marocchino, scatenando violenti scontri e forti tensioni con le forze dell’ordine. Il bilancio delle vittime è drammatico: la Guardia Civil ha recuperato i corpi di più di 70 persone annegate mentre tentavano la traversata a nuoto. Per fronteggiare l’ondata di ingressi via mare e via terra, è stato persino mobilitato l’esercito, con il compito di presidiare la linea di confine e ripristinare la sicurezza della città.

 

Lo spazio Schengen

La crisi di Ceuta ha scatenato un duro braccio di ferro nello spazio Schengen e nella politica italiana. La Commissione UE ha garantito supporto finanziario e operativo a Madrid. A Roma, la decisione del governo di valutare la sospensione di Schengen e la chiusura delle frontiere con la Spagna ha spaccato le forze politiche: se il ministro Antonio Tajani definisce l’immigrazione incontrollata un pericolo per la sicurezza nazionale, gli eurodeputati dem Pina Picierno e Sandro Ruotolo parlano di un “precedente gravissimo” contro una conquista fondamentale dell’Unione, denunciando una strumentalizzazione dell’evento da parte della destra.

La risposta di Madrid non si è fatta attendere: il ministero degli Esteri spagnolo ha convocato l’ambasciatore italiano per protestare contro le dichiarazioni di Meloni e Tajani. L’ondata straordinaria infatti non dipende affatto dalle regolarizzazioni spagnole; d’altronde, nessuno può spostarsi verso i Paesi UE da Ceuta (che costituisce una frontiera esterna dell’Unione) senza aver prima superato i controlli di confine. Sánchez ha inoltre ribadito l’eccellente cooperazione con il Marocco per i rimpatri rapidi, grazie alla quale in poche ore oltre 30.000 migranti sono stati riammessi nel paese d’origine. A inizio agosto la situazione nell’enclave era dunque già tornata alla normalità.

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Roma ed Europa

Come reazione diretta alle immagini dell’assalto a Ceuta, il governo di Giorgia Meloni ha disposto la sospensione dell’accordo di Schengen con la Spagna per tutto il mese di agosto. Il Viminale ha così ripristinato controlli “mirati e selettivi” in porti e aeroporti sui passeggeri extraeuropei provenienti dal Paese iberico. La misura ha subito scatenato la protesta dell’opposizione, che ha denunciato una decisione insostenibile, destinata a paralizzare gli scali proprio nel picco del traffico estivo. Sul fronte europeo, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha richiesto una videoconferenza straordinaria tra i leader, ribadendo la necessità di una risposta unitaria contro il traffico di esseri umani.

Mentre il presidente del PSE Stefan Löfven ha condannato la strumentalizzazione politica ricordando il dramma umano delle vittime di Ceuta, diversi analisti e istituzioni comunitarie hanno evidenziato una criticità di fondo: sebbene la reintroduzione temporanea dei controlli di frontiera sia uno strumento astrattamente legittimo, la decisione unilaterale dell’Italia appare difficilmente allineata ai rigorosi criteri del diritto dell’Unione Europea.

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La ritorsione di Madrid

A due settimane dalla crisi, la tensione tra Roma e Madrid ha raggiunto il punto di rottura. Palazzo Chigi ha ribadito di non accettare “ultimatum né imposizioni dall’estero”, confermando la sospensione di Schengen per i cittadini di paesi terzi fino al 15 agosto, data in cui si teme una nuova ondata a Ceuta. Per tutta risposta, il governo di Pedro Sánchez è passato alle ritorsioni introducendo controlli temporanei di frontiera sui viaggiatori provenienti dall’Italia fino al 7 settembre, motivandoli ufficialmente con la forte pressione migratoria che colpisce la penisola.

Lo scontro politico tra la destra di Giorgia Meloni e l’esecutivo socialista spagnolo rischia così di paralizzare i collegamenti estivi tra i due Paesi proprio nel momento di massimo picco turistico. Restando al di fuori dello scontro di parte, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha invocato il rispetto della dignità umana nella gestione dei flussi migratori. Resta il fatto che, al di là dei toni accesi, la geografia e gli interessi comuni nel Mediterraneo costringeranno presto Roma e Madrid a ritrovare la via della cooperazione.

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