Natura
Materiali bioplastici e imballaggi commestibili
La plastica monouso è sempre più in disuso perché ormai da tempo sappiamo che la crisi globale legata all’inquinamento è legata principalmente all’industria del confezionamento che sta subendo una forte trasformazione. Tradizionali polimeri derivati dal petrolio, infatti, che impiegano secoli per degradarsi nell’ambiente, stanno lasciando il passo a soluzioni biologiche e innovative. Ed eccoci arrivare all’argomento di oggi: i materiali bioplastici che rappresentano la colonna portante di una nuova filosofia di consumo che mira a conciliare la praticità del packaging con la tutela degli ecosistemi. Ciò su cui si sta concentrando la ricerca sono imballaggi rivoluzionari sicuri e naturali che vanno oltre la loro semplice biodegradabilità. Alcuni di questi possono letteralmente essere mangiati insieme al cibo che contengono.
Cosa sono e come nascono le plastiche biologiche?
Per capire appieno la portata di questa transizione che stiamo descrivendo è necessario però fare chiarezza su quella che è la natura di queste nuove tecnologie.
Cosa sono dunque i materiali bioplastici? Sono sostanze polimeriche che derivano da fonti rinnovabili di origine completamente vegetale. Ad esempio derivano dall’amido di mais, dalla canna da zucchero, dalla cellulosa dagli scarti agricoli e a differenza della plastica tradizionale la loro impronta di carbonio è nettamente inferiore. Questo perché le piante utilizzate per la loro produzione assorbono l’anidride carbonica durante il loro ciclo vitale.

I rifiuti sono sempre meno rifiuti e questo grazie alla ricerca scientifica
Esistono poi diverse categorie di questi materiali, come il PLA o i PHA, ognuno con caratteristiche specifiche di resistenza e flessibilità. Queste loro caratteristiche permettono di utilizzarli per creare bottiglie, posate, pellicole o contenitori che hanno le stesse prestazioni delle plastiche a petrolio ma hanno anche il vantaggio di poter essere smaltiti nella frazione organica per trasformarsi in composti nel giro di poche settimane.
La svolta ecologica degli imballaggi commestibili
E ora veniamo all’argomento forse più interessante. Il composta aggio è sicuramente un enorme passo in avanti, ma la vera rivoluzione di questa transizione ecologica è l’eliminazione totale del concetto stesso di rifiuto.
Arriviamo quindi a parlare di imballaggi commestibili, che nascono proprio con questo obiettivo, ovvero creare barriere protettive per gli alimenti che si dissolvono in acqua o che possono essere ingeriti in totale sicurezza. Sono packaging sviluppati a partire da biopolimeri estratti da alghe marine, bucce di frutta, proteine del latte o funghi.
Vi serve un esempio emblematico? Le sfere d’acqua racchiuse in membrane algali, utilizzate negli eventi sportivi per dissetare gli atleti senza utilizzare le bottigliette di plastica. La membrana di queste sfere è totalmente insapore, protegge il liquido e, se non viene consumata, si biodegradano il terreno in meno di sei settimane.
Applicazioni pratiche nella filiera alimentare quotidiana delle materiali bioplastici
L’aver scoperto ed introdotto queste pellicole e rivestimenti edibili sul mercato sta permettendo un cambiamento nella conservazione del cibo fresco. A partire dal settore ortofrutticolo si stanno infatti diffondendo speciali miscele liquide di origine vegetale che vengono spruzzate direttamente sulla superficie di frutta e verdura in modo da creare una barriera naturale che rallenta l’ossidazione e la perdita dell’umidità. Un velo invisibile e commestibile che raddoppia il tempo di conservazione del prodotto senza l’utilizzo di conservanti chimici o di vaschette di plastica.
Ci sono poi i sacchetti per la spesa e le bustine monodose per salse e caffè che possono sciogliersi istantaneamente a contatto con l’acqua calda durante la preparazione. Questi sono materiali bioplastici che azzerano l’impatto ambientale del packaging e che permetterebbe all’uomo di vivere in perfetta simbiosi con l’ambiente.

Sapevate che ci sono delle confezioni che possono essere mangiate? Eccone la prova
Nonostante questo il costo della produzione di questi materiali attualmente è superiore rispetto a quello delle plastiche tradizionali. C’è poi da considerare che l’utilizzo di imballaggi cedibili richiede standard igienici rigorosi durante il trasporto e la distribuzione. Come potrete immaginare vi questo rende necessario un secondo imballaggio esterno protettivo per evitare contaminazioni prima dell’acquisto.
Insomma, le sfide sono tante sia per i ricercatori che per le aziende, ma la tendenza danza è quella di continuare su questa strada ottimizzando i processi produttivi e sensibilizzando i consumatori, fino a quando non si dimostrerà che l’investimento in un packaging più sostenibile è l’unica via percorribile per garantire un futuro privo di rifiuti.
