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I 5 film più chiacchierati al Festival del Cinema di Venezia 2026

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Il Festival del Cinema di Venezia 2026 si conferma l’epicentro della cinematografia mondiale, capace di intercettare le urgenze del presente, rispolverare la memoria storica e celebrare i grandi maestri del passato. Tra le decine di proiezioni che stanno animando il Lido, cinque titoli in particolare hanno conquistato l’attenzione della critica e del pubblico, scatenando dibattiti su etica, ossessioni, relazioni umane ed eredità artistiche.

Dalla risposta del pubblico al ruolo dei media fino ai ritorni di grandi firme italiane e internazionali, ecco la guida definitiva alle cinque pellicole più discusse di questa edizione della Mostra.

 

Festival del Cinema Venezia 2026 film: Ink (Danny Boyle)

A inaugurare il Festival di Venezia 2026 è il nuovo attesissimo lavoro di Danny Boyle, Ink (distribuito da Lucky Red e Netflix), che si ispira all’opera teatrale di James Graham. Il regista di Trainspotting e The Millionaire ci riporta nella Londra del 1969, nel cuore pulsante di Fleet Street. L’epoca è quella in cui il magnate australiano Rupert Murdoch (interpretato da Guy Pearce) acquista il quotidiano The Sun per strapparlo al declino e sfidare il gigante Daily Mirror.

Per compiere la rivoluzione viene chiamato alla direzione Larry Lamb (Jack O’Connell), il quale intuisce un modo inedito di fare informazione: mettere da parte il rigore e puntare direttamente sui desideri più viscerali dei lettori. Tra gossip, sesso, scandali, sport e la celebre “pagina 3”, il film mostra come sia nato il giornalismo scandalistico moderno, ben prima dell’avvento dei social e degli algoritmi. A completare il quadro c’è il personaggio di Jules Davies (Claire Foy), una giornalista determinata a ritagliarsi il proprio spazio in un ambiente dominato dagli uomini. Boyle confeziona un’opera dalla fotografia ritmata e frenetica, che non dipinge Murdoch come un semplice “mostro”, ma ne evidenzia la portata di visionario e ribelle contro l’establishment britannico dell’epoca.

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Bucking Fastard (Werner Herzog)

All’età di 83 anni, Werner Herzog torna in concorso al Lido con Bucking Fastard (in uscita con I Wonder Pictures), affascinando la Mostra con un’opera epica e onirica. Per la prima volta insieme sullo schermo, le sorelle Kate e Rooney Mara interpretano Jean e Joan Holbrooke: due gemelle identiche nei vestiti e nei movimenti, che parlano e agiscono all’unisono come un’unica entità. L’ispirazione nasce dalla conoscenza reale che Herzog ebbe negli anni ’80 con le sorelle Freda e Greta Chaplin, pur rielaborandone la storia in chiave poetica.

Aperto da un’intima dedica al regista David Lynch (“avrei voluto fosse il primo a vedere il film, mi manca”), il film racconta l’ossessione e l’amore che lega le due donne. Entrambe si innamorano dello stesso uomo (Orlando Bloom), che finisce per rifiutarle scatenando una singolare e surreale vendetta in tribunale. Sarà un amico comune, Timothy (Domhnall Gleeson), a cercare di rieducarle all’indipendenza. Girato tra le atmosfere dell’Irlanda e le suggestive cavità della Postojna Cave in Slovenia, Bucking Fastard si trasforma in un viaggio interiore sul concetto di identità e sulla forza dei legami indistruttibili.

 

Succederà questa notte (Nanni Moretti)

Nanni Moretti torna in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia dopo un’assenza che durava dal 1989, anno di Palombella Rossa. Rientrato pienamente in attività dopo i problemi di salute del 2025, il regista romano presenta Succederà questa notte (in sala dal 3 dicembre), sceneggiato insieme a Vania Santella e Federica Pontremoli e tratto dalla raccolta Legami e altri racconti dello scrittore israeliano Eshkol Nevo.

Il film si muove lungo il filo conduttore dei sentimenti, della paternità, della perdita e dei desideri inespressi. Al centro della vicenda troviamo Greta (Jasmine Trinca, che torna a lavorare con Moretti in un ruolo primario dai tempi de La stanza del figlio) e Matteo (Louis Garrel). Il loro incontro avviene su un campo da tennis, luogo amatissimo dal regista e che diventa metafora perfetta di un gioco di sguardi, rimbalzi e colpi di fulmine. Tra vicende familiari complesse e la perdita del padre dopo un concerto di Bruce Springsteen a San Sebastian, Moretti firma un’opera profonda e urgente sulla necessità di vivere appieno le proprie passioni.

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Festival del Cinema Venezia 2026 film: Primetime (Lance Oppenheim)

Definito da molti la pellicola più spiazzante e provocatoria del Festival, Primetime (diretto da Lance Oppenheim, distribuito da I Wonder Pictures) vede protagonista un metamorfico Robert Pattinson. L’attore britannico prosegue il suo coraggioso percorso nel cinema d’autore vestendo i panni di Chris Hansen, storico conduttore dello scandaloso programma tv To Catch a Predator, andato in onda negli Stati Uniti tra il 2004 e il 2007.

Al confine tra fiction e taglio documentaristico, la pellicola analizza l’etica dei media americani e il loro lato più oscuro. Attraverso operazioni sotto copertura organizzate con la polizia e l’utilizzo di giovani esche (tra cui Skyler Gisondo nel ruolo di un aspirante attore), la trasmissione attirava presunti predatori sessuali per poi metterli alla gogna in diretta televisiva prima dell’arresto. Pattinson offre una prova attoriale viscerale e allucinata, restituendo l’ossessione di un uomo accecato dal successo e dalla brama di audience. Primetime esplora i confini sottili tra intrattenimento e moralità, mostrando quanto l’ossessione per il primetime possa spingere i media a superare ogni limite.

 

Joie de vivre (Luca Guadagnino)

Infine, a completare il quintetto dei film più acclamati al Lido c’è Joie de vivre, l’intimo documentario firmato da Luca Guadagnino e dedicato a Bernardo Bertolucci. Il titolo riprende un’espressione cara al maestro emiliano, usata per descrivere sia la bellezza della vita sia la magia dell’atto cinematografico.

Nato come una vera e propria lettera d’amore a uno dei più grandi autori del Novecento, il film ripercorre la visione artistica di Bertolucci attraverso testimonianze di storici collaboratori (come il produttore Jeremy Thomas) e contributi di cineasti, studiosi e cinefili internazionali. Attraverso un viaggio che tocca diversi angoli del mondo, Guadagnino mostra come l’eredità di Bertolucci continui a rivoluzionare la settima arte, promuovendo l’idea di un cinema inteso non come fenomeno locale, ma come linguaggio cosmopolita e senza confini. Un ritratto corale che ha emozionato la platea di Venezia.

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