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Lo skeleton: lo sport più estremo tra i giochi invernali
Tra gli sport invernali che compaiono anche nel corso delle competizioni olimpiche ce ne è uno che lascia sempre senza parole per la sua pericolosità e velocità. Immagina toccare i centoquaranta chilometri orari, sdraiato in faccia in avanti, con il ghiaccio a pochi centimetri dal tuo viso. È lo skeleton, lo sport più estremo dei giochi olimpici.
La nascita dello skeleton
Lo Skeleton nasce nel 1885 a St. Moritz, in Svizzera. Proprio quell’anno, in questa nota località sciistica, infatti, fu costruita la Cresta Run, una pista di ghiaccio naturale lunga 1214 metri. Ancora oggi la pista Cresta Run di St. Moritz è considerata una delle più belle e affascinanti di questo sport.
Gli atleti che scendevano lungo la Cresta Run, utilizzando uno strumento molto simile a uno slittino, iniziarono ben presto ad affrontare la pista scendendo in posizione prona. Ed è proprio così che questo sport è nato. Tuttavia, per moltissimi anni esso fu praticato solo ed esclusivamente a St. Moritz, in Svizzera, e, inizialmente, non aveva nemmeno un nome vero e proprio. Quello arrivò alcuni anni dopo.
Perché si chiama skeleton
Questo sport tipico di St. Moritz ebbe un nome nel 1892, sette anni dopo la sua nascita ufficiale. Proprio in quell’anno, infatti, venne introdotto un nuovo tipo di slittino, lo skeleton appunto, che in italiano è semplicemente scheletro.
Lo skeleton era uno slittino costituito da un telaio in metallo dotato di pattini. L’intelaiatura di questo strumento ricordava molto lo scheletro di un corpo umano e per questo motivo gli fu affibbiato proprio questo nome.
Al di sopra dell’intelaiatura viene posta un’imbottitura, sulla quale poggia l’atleta. Il peso dello scheletro non può superare i 43 kg per gli uomini e i 29 kg per le donne. Inoltre, l’atleta indossa un casco come protezione, una tuta e delle scarpe da skeleton.
La storia olimpica di questo sport
Come dicevamo prima, per molti anni la pista Cresta Run fu l’unica pista di skeleton al mondo e, per questo motivo, questo sport fu veniva praticato solo ed esclusivamente a St. Moritz.

Skeleton
Inevitabilmente, anche la storia olimpica di questo sport è strettamente legata alla località svizzera. Lo skeleton, infatti, fu inserito tra le discipline olimpiche invernali nei giochi del 1928 e del 1948, ospitate in entrambi i casi proprio a St. Moritz.
Nessun’altra città ospitante inserì lo skeleton tra le discipline olimpiche fino al 2002. Questo per la mancanza di piste adeguate e per la sua pericolosità. Proprio nel 2002, infatti, fu inserito nuovamente lo skeleton, dopo oltre 50 anni, durante l’edizione dei giochi olimpici invernali di Salt Lake City.
Quest’anno è stato inserito nuovamente nell’edizione di Milano Cortina 2026, durante la quale gli skeletonisti utilizzano la pista ghiacciata usata anche nelle gare di bob e di slittino.
Le regole di base
Esattamente come avviene per le gare di bob e di slittino, anche gli atleti di skeleton partono in piedi. Dopo il semaforo verde gli atleti prendono una rincorsa iniziale, che va dai 25 ai 40 metri, durante la quale tengono lo skeleton in mano, afferrandolo per le apposite maniglie, per poi iniziare la discesa sdraiandosi proni sul mezzo.
Durante la discesa guidano lo scheletro utilizzando solo ed esclusivamente i movimenti del proprio corpo e possono toccare anche i 140 km/h.
La pista utilizzata deve avere una lunghezza minima di 1200 metri e una lunghezza massima di 1650 metri e una pendenza massima del 12%.
Nino Bibbia: primo e unico oro italiano di skeleton
Nella storia dei giochi olimpici invernali l’unico oro italiano nello skeleton è stato conquistato dall’atleta Nino Bibbia, durante i giochi olimpici invernali di St. Moritz 1948.
Nonostante lo sport sparì dalle olimpiadi per oltre 50 anni, Bibbia continuò a praticarlo, diventando campione del mondo per ben tre volte: nel 1955, nel 1959 e nel 1965.
