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Woodstock: il festival che ha scritto la storia

Woodstock

È il 15 agosto del 1969. Una data che ha cambiato per sempre il mondo della musica e dei festival musicali. Woodstock è il festival che ha scritto la storia, in positivo e anche, per certi versi, in negativo. Ma chiunque avrebbe voluto in un modo o nell’altro essere lì. Vivere quel momento, vivere la storia mentre la si stava scrivendo. Perché mai più si è ripetuto, nella storia, un evento di quella portata.

Il più grande festival musicale di tutti i tempi

Quando i quattro giovani che organizzarono il festival decisero di creare quello che sarebbe diventato Woodstock lo sapevano che stavano creando il festival musicale più grande di tutti i tempi? Sapevano che stavano creando la storia e che tanti, dopo di loro, avrebbero provato a imitarli, invano? Probabilmente no ed è proprio per questo che sono riusciti a creare qualcosa di incredibile.

Woodstock
Woodstock

Siamo nella cittadina di Bethel, nello stato di New York. È la calda estate del 1969. Sono anni di musica, di party, di rave e, purtroppo, anche anni di droga. Ma in un certo modo sono anni in cui si vuole il cambiamento, in cui si vuole vivere la vita al 100%, durante i quali si vuole tornare alla semplicità, si vuole vivere il momento, ci si vuole divertire. Questa è la verità, i giovani negli anni ’60 si volevano divertire e lo hanno fatto più di chiunque altro.

L’organizzazione di Woodstock

Il festival è stato organizzato poco fuori Bethel e prende il nome dalla cittadina più vicina, Woodstock appunto. Il nome completo fu La fiera della musica e delle arti di Woodstock. Ma venne sempre ricordato semplicemente come il Festival di Woodstock.

Gli organizzatori furono quattro giovani ragazzi, allora poco più che ventenni: John Roberts, Joel Rosenman, Artie Kornefeld e Mike Land. Abbiamo detto che erano gli anni dei party, dei concerti e di rave. E quello che volevano fare i quattro giovani era qualcosa che non si era mai fatto: tre giorni ininterrotti di festa, di concerti e di rave, appunto.

Tre giorni dedicati alla musica, al rock e alla pace. Sì, perché non dimentichiamoci che quella era anche la generazione che gridava alla pace del mondo. La generazione che fece di tutto per sabotare la guerra del Vietnam, diventando anche, talvolta, disertori della patria. Tre giorni che poi, alla fine, divennero quattro.

Jimi Hendrix

Il concerto di Jimi Hendrix divenne nei giorni e negli anni avvenire il simbolo di tutto il Festival di Woodstock.

Woodstock
Jimi Hendrix fu il simbolo di Woodstock

Innanzitutto è stato proprio Jimi Hendrix a trasformare il tre giorni di festival in quattro giorni di festival. Il concerto era, infatti, previsto per la sera di domenica, a chiudere l’evento. Ma fu slittato al lunedì mattina.

Il lunedì mattina il concerto di Hendrix pose fine all’evento, ma ci volle molto tempo prima che tutti i partecipanti si allontanarono definitivamente dal luogo.

Jimi Hendrix chiuse il festival di Woodstock con un pezzo che rimase per sempre nella storia della musica, intramontabile: un’interpretazione dell’inno americano con solamente la chitarra elettrica.

Questo divenne il simbolo di Woodstock, il simbolo degli anni ’60, della generazione Hippy e di tutti coloro che dicevano no alla guerra del Vietnam e a tutte le guerre.

I numeri di Woodstock

I ragazzi che organizzarono l’evento riuscirono in pochissimo tempo a mettere insieme un cast eccezionale. Non solo Hendrix, ma anche Santana, Richie Havens, Sweetwater, Quill, The Grease Band, Johnny Winter, ecc.

Woodstock
Woodstock

Prevedevano un’affluenza di circa 25.000 mila persone, ma mai si aspettavano quello che sarebbe successo. Il cast eccezionale radunò una folla compresa tra le 400.000 e le 500.000 persone.

L’incredibile affluenza causò non pochi problemi. La mattina prima dell’inizio dell’evento si erano già radunate oltre 60.000 persone e le strade erano tutte bloccate, la gente continuava ad arrivare a frotte. I visitatori si riversarono a New York, prima di raggiungere Woodstock, ma ci volevano almeno nove ore per percorrere i 160 chilometri che li dividevano.

Alla fine si era radunata una folla talmente immensa che gli artisti dovettero raggiungere il palco portati a bordo di un elicottero. C’è chi racconta che furono rimandate indietro un milione di persone. Le strade alla fine erano completamente bloccate, tanto che la gente iniziò ad abbandonare le auto per raggiungere il luogo dell’evento a piedi. Fu un evento senza precedenti, che non fu mai eguagliato.

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